Bahrain: quattro arresti per diffamazione al Re su Twitter

scritto da Flavio Paioletti - Pubblicato il | Aggiornato il 19 ott 2012 16:11
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Quattro uomini, i cui nomi non sono stati resi noti, sono stati arrestati in Bahrein per aver presumibilmente insultato il re Hamad bin Isa Al Khalifa attraverso i loro account Twitter: la denuncia è stata inoltrata dal Direttorato Generale per la Sicurezza Anti-corruzione, Economica ed Elettronica. Ahmad Bucheeri, pubblico ministero di  Manama, ha dichiarato che “gli uomini saranno tenuti in custodia per sette giorni ed affronteranno un processo per diretta presso la corte criminale”.

 

Questo avveniva mentre il Parlamento del Bahrain invitava i suoi ministri e gli alti funzionari del paese ad attivare un account Twitter, in modo da facilitare l’interazione con i cittadini. “La gente ha ripetutamente lamentato la sofferenza dei tentativi di comunicare con i ministri […] Un account Twitter rappresenta la conoscenza minima che i ministri possono avere riguardo alle preoccupazioni e alle aspirazioni del popolo”, ha detto il deputato Mahmoud al Mahmoud.

 

L’iniziativa del regime di Manama si inserisce in un più ampio giro di vite che tenta, da più di un anno, di imbrigliare e soffocare le proteste esplose nel Marzo del 2011 nel paese. Il Bahrain Center for Human Rights ha espresso, proprio in queste ore, la più profonda preoccupazione  per l’escalation della repressione giudiziaria a cui si assiste negli ultimi giorni nel paese. Numerosi attivisti politici e promotori di diritti umani sono stati infatti sottoposti a interrogatori o arrestati, nel silenzio irresponsabile della comunità internazionale.

 

La punta dell’iceberg è rappresentata dal caso di Nabeel Rajab, arrestato la scorsa estate. In seguito alla visita del Primo Ministro Shaikh Khalifa Bin Salman Al Khalifa nell’area di al-Muharraq, Rajab, attraverso Twitter, lo aveva apostrofato circa la mancanza di cui soffriva nella regione.

 

 

Un esposto pubblico era stato inoltrato dalla popolazione dell’area di al-Muharraq, a cui aveva fatto seguito il processo di Rajab, condannato a tre anni di carcere per aver “diffamato pubblicamente il popolo di  al-Muharraq e messo in discussione il loro patriottismo con espressioni vergognose inviate attraverso i siti web di social networking.”

 

Su tutte, la voce di Amnesty International si era levata a difesa dell’attivista del Bahrein: “Nabeel Rajab è un prigioniero di coscienza, incarcerato soltanto per aver esercitato pacificamente il suo diritto alla libertà di espressione”, le parole di Ann Harrison, vice direttore di Amnesty International per il Medio Oriente e il Nord Africa. Najab avrebbe dovuto affrontare un processo d’appello il 16 ottobre, ma la Corte ha ordinato un’ulteriore udienza per il mese prossimo.

 

Il Bahrein è uno stato molto piccolo, ma di importanza centrale nello scacchiere medio-orientale. Dirimpettaio dell’Iran, ospita la Quinta Flotta degli Stati Uniti ed è stata un base di appoggio fondamentale per le operazioni militari condotte in Afghanistan e Iraq. Bisogna inoltre ricordare che la popolazione dello stato di Manama è composta da una maggioranza sciita che però soffre per un limitato accesso al potere, controllato quasi esclusivamente dalla minoranza sunnita, di cui fa parte la casa reale. Proprio la vicinanza della componente sciita ai fratelli di Teheran e degli Hezbollah libanesi ha messo in allerta, negli ultimi mesi, i regnanti del Bahrein, che continuano ad impegnarsi per mantenere il controllo del paese.

 

 

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