Cos’è la Web Tax

scritto da Teresa Olivieri - Pubblicato il | Aggiornato il 18 dic 2013 11:08
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La web tax è la nuova imposta, introdotta dall’emendamento alla legge di stabilità, su proposta di Edoardo Fanucci (Pd) sostenuto da Francesco Boccia e dall’autrice del secondo emendamento, Stefania Covello.
La tassa prevede che i giganti del Web, da Google ad Amazon, dovranno avere la partita Iva italiana. Così le vendite realizzate in Italia (dalla pubblicità all’e-commerce, incluso il gioco on line) dovranno essere anche fatturate nel nostro Paese, con il conseguente gettito, mentre oggi vengono fatturati in altri paesi con regimi fiscali agevolati (per esempio l’Irlanda).

L’acquisto delle pubblicità su internet dovrà essere effettuato esclusivamente mediante bonifico bancario o postale dal quale devono risultare anche i dati identificativi del beneficiario.

La tassa è stata studiata per arginare il fatto che il traffico pubblicitario italiano viene sempre più acquistato all’estero da operatori stranieri. Con questi ultimi che, a loro, volta vendono dall’estero. Così l’operazione di compravendita è del tutto sconosciuta al Fisco italiano, che quindi non vede entrare neanche un euro di tassazione.

Nello stesso tempo, però, sono stati subito sollevati dei dubbi al riguardo: Il web ha dato la possibilità alle aziende, soprattutto quelle giovani, di offrire i propri prodotti su una piattaforma che ha permesso lo sviluppo della concorrenza, abbassando i prezzi e costi dei prodotti.
Questo emendamento, se approvato dal Parlamento, andrà a colpire chiunque acquisti servizi o prodotti sul web, solo nel nostro Paese.

Inoltre, se l’Italia fa da apripista a una legge molto discussa in Ue sull’elusione delle tasse da parte dei colossi del web, dall’altro c’è il rischio che questa norma possa essere in contrasto con le normative europee sul commercio.

Infine permane il rischio di ritorsioni commerciali da parte di altri Paesi: gli Stati esteri potrebbero imporre lo stesso trattamento alle aziende italiane, portando a delle ricadute economiche per l’export italiano. Su questo versante è stata chiara l’American Chamber of Commerce in Italy, rappresentanza della “Confindustria” americana, secondo cui “è evidente la contraddizione tra le finalità di questi emendamenti, dal vago sapore protezionista, rispetto agli scopi di apertura ed incremento dell’attrattività del Paese contenuti nel piano Destinazione Italia. Da un lato si chiede agli investitori internazionali di scommettere sull’Italia, dall’altro, invece, si innalzano nuove barriere per difendere presunti interessi nazionali”.

La nuova tassa è stata criticata da molti utenti su Twitter:

Il 17 dicembre due emendamenti sulla tassazione delle Web company sono stati modificati dalla commissione Bilancio della Camera. Come pubblicato su Twitter da Boccia, forte sostenitore della Web Tax, è stato eliminato l’obbligo di partita iva italiana per le società straniere che operano nel settore del commercio elettronico. Per il resto non è cambiato nulla.

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