Le scorciatoie sono l’anima della pubblicità e il povero Alex Schwazer è caduto

scritto da Silvia Berti - Pubblicato il | Aggiornato il 08 ago 2012 14:43

http://youtu.be/WEy4ya2A7M0

 

“Perdi 7 chili in 7 giorni”, “Lauree online”, “Come smettere di fumare”, “Addio calvizie”…. le scorciatoie sono l’anima della pubblicità. In altri tempi qualcuno prometteva addirittura “sconti” o indulgenze sulle pene da scontare nell’aldilà !

 

Il povero Alex Schwazer caduto, come tanti di noi, nelle varie trappole che quotidianamente ci attendono; come chi acquista le scarpe con un rinforzo per apparire più alto, lui si è rivolto ai “maghi” della chimica per non sfigurare a Londra.

 

La vita facile, l’eliminazione degli ostacoli e delle fatiche: è questo che ci offre la società “dei balocchi” dove il gatto e la volpe sono sempre dietro l’angolo.

 

Alex ci è cascato come Pinocchio e, come il burattino, ora piange per aver voluto fare di testa sua non fidandosi della “fatina” Carolina che ha al suo fianco.

 

La vita non fa sconti, checchè ne dicano gli spot pubblicitari e, per fortuna, ancora sopravvivono delle regole che ci riportano coi piedi a terra, nella realtà di tutti i giorni dove, anche nello sport, una medaglia non arriva per caso, senza fatica e sudore.

 

Alex ci è cascato come quei calciatori che hanno pensato di rimpinguare i loro già cospicui conti in banca truccando una partita.  Facile, è tutto facile, perchè non provarci ?

 

Cacciato da Londra, allontanato dal suo ambiente di lavoro, squalificato chissà per quanto! Pene e sanzioni non possono che essere severe, anche impietose, perchè quel gesto del campione trascina con sé migliaia di altri gesti di sportivi amatoriali che negli armadietti delle palestre custodiscono barattoli pieni di polveri e pasticche “miracolose”.

 

Fossi in Alex Schwazer mi asciugherei le lacrime, indosserei le scarpette e riprenderei a marciare con un unico, magari per ora, traguardo: quello di dimostrare che si può e si deve fare sport, che si può sudare, soffrire anche senza il miraggio di una medaglia, della popolarità, dei guadagni.

 

Fossi il Coni proporrei ad Alex qualche anno di lavoro “socialmente utile” come testimone della lotta al doping, come allenatore volontario di chi, giovane e non, vuole marciare con lui.

 

Sarebbe un modo meraviglioso per far diventare bambino in carne ed ossa quel burattino che ha sbagliato e per dimostrare che Bengodi non esiste se non nelle favole.

 

Di Carlo Paris

  • letizia_ber@yahoo.it

    ha fatto proprio una brutta figura :(

  • simoneborri@fastmail.fm

    a fare i finocchi con il culo degli altri sono bravi tutti…..

  • simoneborri@fastmail.fm

    Carlo Paris pessimo

  • marco.gregoretti@fastwebnet.it

    Quello che ha raccontato non sta in piedi. Non esiste il doping individuale. L'unica differenza con tutti gli altri è che lui si è fatto beccare. Altro che non copre nessuno, come ha detto… Copre, eccome se copre!!! Per esempio il suo caso serve a togliere l'attenzione dai nuotatori e dalle nuotatrici (donne?), americani e cinesi… Sul doping avrei da scrivere fiumi di parole

  • vitto80@mail.com

    Sicuramente quello che viene fuori da questa tristissima storia è che questo ragazzo è un piccolissimo ingranaggio di un meccanismo molto, ma molto più grande di quello che noi pensiamo…
    Il problema è per prima cosa morale.
    Come si può pensare infatti che nello sport moderno, dove tanti soldi e tanti interessi, non solo economici, sono messi nel piatto della bilancia, gli atleti (o chi per loro) non utilizzino, consapevolmente o meno, qualsiasi mezzo per vincere?
    In secundis il problema è politico-mediatico.
    Finchè i giornalisti (come ho letto negli articoli del Bucchioni di QS ieri e di Dotto di Stadio oggi, non senza conati di vomito…) punteranno il dito sugli atleti e non indagheranno a fondo sul sistema che li coinvolge e li protegge, saremo presi per i fondelli, con le classiche cacce alle streghe che non servono a niente, se non a vendere qualche copia di giornale in più…
    Inoltre le Federazioni (e devo dire che almeno noi, in Italia, qualcosa in più facciamo…)che coprono queste vicende non andando mai a fondo, in quanto il culo dei dirigenti non è tutelato dal portare e diffondere i principi ed i valori dello Sport pulito, ma solo ed esclusivamente dai risultati…
    Beh, queste Olimpiadi sono, come ahimè dice Grillo, la cassa di risonanza del nazionalismo più sfrenato e senza limiti, di cui gli atleti sono, consenzienti o meno, vittime…
    E dispiace dirlo proprio per gli sforzi sovrumani che la maggior parte di essi, dopati e non, fanno per raggiungere l'unico obbiettivo valido: LA VITTORIA…

Uno squer

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