Le gaffe dei giornali sulla morte di Mandela

scritto da Luigi Loi - Pubblicato il
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“Il giornalismo non è una professione né un mestiere. E’ solo un falso portone sul retro della vita, una miserabile fossa biologica nelle grinfie degli ispettori edili, ma abbastanza profonda perché un ubriacone ci si possa raggomitolare dentro”. Firmato, Hunter S. Thompson, scrittore e corrispondente da Washington per Rolling Stone durante gli anni 70. Questa frase provocatoria torna utilissima il giorno dopo la morte di Nelson Mandela. Thompson colse nel segno, perché la routine lavorativa di un quotidiano vista dal dietro le quinte ha poco a che fare con il senso del pudore e con il politicamente corretto, anzi proprio perché routine, il giornalismo si preoccupa spesso di essere sul pezzo, di battere la concorrenza agguerritissima nella giornaliera caccia ai lettori. Ma proprio perché il giornalismo è industria, ma industria letteraria, spesso non tutti gli ingranaggi sono oliati a dovere.

 

Se le gaffe non sfuggono più come un tempo, si pagano con canzonature di ogni tipo, anche quelle in 140 caratteri: la svista de Il Giornale non è passata inosservata e in breve viene targata dall’hashtag #titolaconilgiornale. 

 

Inoltre, come sanno tutti, è buona prassi di ogni redazione avere nel cassetto i coccodrilli: necrologi scritti in anticipo, sulla vita di personaggi noti, da pubblicare immediatamente non appena giunta la notizia della loro morte.  La vicenda giornalistica intorno a Mandela è stata questa: negli ultimi due anni Madiba è stato più volte ricoverato per problemi polmonari e, come tutti possono immaginare, il suo coccodrillo è uscito e rientrato, aggiornato e impacchettato più e più volte, tante di quelle volte che probabilmente non tutti avevano in mente un titolo. Infatti può succedere anche questo: Il Messaggero pubblica nella sua versione on line il coccodrillo su Madiba, con il titolo provvisorio. Anche qui Mandela è ricordato come il padre dell’apartheid. 

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