Intervista a Rosalba Forciniti, accolta e festeggiata in Calabria

scritto da Rosanna Grano - Pubblicato il | Aggiornato il 07 ago 2012 15:37
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Lo scorso 29 luglio Rosalba Forciniti, 26 anni compiuti a febbraio, ha vinto una medaglia di bronzo alle Olimpiadi di Londra nel judo, categoria 52 kg.

Pochi giorni fa è tornata nella sua terra, la Calabria. Longobucco, il suo paese di nascita, che conta poco più di 3600 abitanti e che ha tifato per lei fino all’ultimo. Per il suo rientro, ha organizzato una festa in piazza, in concomitanza con quella del patrono San Domenico. Ed è stato in questa occasione che Rosalba mi ha accolto nella sua casa per un’intervista.

Quando arrivo a Longobucco, il pomeriggio del 4 agosto, la prima impressione che ho è di vedere un paese nei giorni dei mondiali di calcio. Le case e i palazzi hanno sui balconi e sulle finestre bandiere tricolori sventolanti. Non c’è molto vento, ma quelle sbandierano comunque.

Chiedo della casa di Rosalba. Non ho bisogno nemmeno di aggiungere “Forciniti”. “È di là, signorì. Deve continuare per questa strada, poi girare a sinistra. Quando arriva in piazza chiede di nuovo”. Ma poi tra le stradine non è difficile perdersi. “Scusi, mi hanno detto che si va da qui per la casa di Rosalba”, “Sì, sì. In fondo alla strada se la trova sulla sinistra. Non si preoccupi, che la vede subito la casa”.

 

Bandiere e striscioni, palloncini, una scritta sull’asfalto proprio sotto un balcone addobbato di verde, bianco e blu mi avvisano, dopo una ventina di minuti di cammino, che sono arrivata.

Salgo di fretta le scale, arrivo su uno spiazzale dove tre lunghe tavole non ancora imbandite segnalano che la festa deve ancora iniziare.

Noto subito Rosalba, mi accoglie in casa sua con un sorriso larghissimo. È diversa da come in questi giorni mi sono abituata a vederla in televisione o in fotografia. Ha una camicia azzurra e un paio di pantaloni blu. Più tardi indosserà anche una giacca per salire sul palco con le istituzioni, che insieme al paese le renderanno omaggio. Ha appena finito di posare per alcuni fotografi accanto ai manifesti affissi sui muri, ogni due o tre case del paese. “Grazie Rosalba” recita uno. “Le cattive ragazze sono di Longobucco” si legge su un altro. E ancora “I giapponesi siamo noi”, “Longobucco olimpica”, “Vale più la tua medaglia che tutte le altre messe insieme”.

          

 

Un valore in più, in qualche modo, questa medaglia alla fine ce l’ha. Non era mai successo ad una donna di Calabria di salire su un podio olimpico. Quando chiedo a Rosalba se per lei non sia una responsabilità essere la prima donna calabrese a vincere una medaglia alle Olimpiadi, mi dice che è una grande emozione, che non ci sono parole per dire quanto sia per lei motivo d’orgoglio essere entrata nella storia della sua regione. Poi le chiedo cosa dovrebbero fare a suo parere le donne per riscattarsi, per migliorare le proprie condizioni in una società che troppo spesso non rispetta pienamente i loro diritti. Sorride, mi dice che è una domanda difficile, che troppo spesso la possibilità di una donna di far valere i propri diritti dipende dal contesto in cui vive. “Posso parlarti della mia esperienza, di quello che ho fatto io. Ma io ho avuto la fortuna di nascere in Italia e qui le donne sono più libere che in altri paesi”.

Comunque,  aver ottenuto un bronzo alle olimpiadi non è certo cosa da poco anche in Italia, per una ragazza che è nata e cresciuta in Calabria soprattutto. Qui le strutture sono poche e difficili da raggiungere. Rosalba, ad esempio, da piccola si allenava a Cosenza (62 chilometri da Longobucco). Forse solo una forte passione può fare in modo che non ci si arrenda, affiancata da una ferma determinazione. Le chiedo cosa rappresenta per lei il judo.  ”Questa disciplina è stata la mia vita. È il mio fidanzato dall’età di 8 anni”.

Sul tatami (il tappeto usato per i combattimenti, ndr) quali sentimenti ti porti?, domando. “Tanti. Rabbia, sacrificio, voglia di vincere, voglia di far conoscere questo sport al mondo. E spero di esserci riuscita in minima parte, almeno per il momento”.

A questo punto la domanda è quasi d’obbligo: Hanno scritto che in futuro vorresti fare un reality. È così? “Mi hanno chiesto se mi piacerebbe farlo, non l’ho detto io. Ho risposto che lo farei solo per dare visibilità al mio sport. Poi se mi fanno una proposta diversa dal reality, interessante, sicuramente accetterei quella e non un reality.”

 

E cosa vorresti fare in alternativa?

 

“Qualsiasi cosa. Sicuramente qualcosa all’interno dell’ambito sportivo. Studio anche (scienze politiche, ndr) e un giorno mi piacerebbe fare carriera all’interno dell’Arma dei carabinieri.”

 

Se dovessi dare un consiglio a chi inizia?

 

“Un consiglio a chi inizia? – ride - È  un’arte lo judo, non è uno sport. Per cui, la prima cosa che chi inizia dovrebbe fare è apprezzarlo come arte, prima che come disciplina sportiva.”

 

E quante ore al giorno servono per questa arte?

 

“Tante, sei ore al giorno, divise tra la mattina e il pomeriggio. Ma mi alleno più che altro mentalmente, oltre che fisicamente”.

 

Fino a quando ti tratterrai a Longobucco?

 

“Fino al 10 agosto”.

 

Grazie, dico congedandomi. “Grazie, grazie davvero”, mi dice con le dita alzate in segno di vittoria e un sorriso soddisfatto.

 

Manca poco all’inizio dei festeggiamenti. Il sindaco di Longobucco e quelli dei paesi limitrofi, alcuni assessori regionali e i suoi concittadini si stanno riunendo per accoglierla. Sarà festa fino a notte fonda.

 

Questo il video del momento in cui Rosalba è uscita da casa sua per dirigersi verso la piazza. La canzone di sottofondo che l’ha accompagnata è “We are the champions” dei Queen.

 

Alla cerimonia hanno partecipato oltre al sindaco di Longobucco, Luigi Stasi, quelli dei paesi limotrofi. C’erano anche i consiglieri regionali Gianluca Gallo e Salvatore Maganò, il vicepresidente della Provincia di Cosenza Domenico Bevacqua, l’assessore provinciale allo sport Pietro Lecce, l’arcivescovo di Rossano-Cariati monsignor Santo Marcianò, alcuni rappresentanti della Comunità Montana Destro-Crati Sila Greca e del Coni. E non mancavano l’Arma dei carabinieri e il Corpo Forestale dello Stato.

Ad omaggiare la campionessa anche un gruppo di bambini e ragazzi di una scuola di judo calabrese.

  • adrianomos@libero.it

    "Noi del sud siamo più speciali di quelli del nord", "un reality non è il modo migliore per far conoscere il judo ma non ho scelte"… mi viene solo da dire "ma".

  • letizia_ber@yahoo.it

    Complimenti alla campionessa!

  • Simona

    Beh, Rosalba Forciniti è una di quelle che quando diceva "non posso venire, c'avevo Judo" non mentiva :). Complimenti per la medaglia.

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