La difesa degli alberi di Milano, contro le Vie d’Acqua di Expo 2015

scritto da Elisa Gianni - Pubblicato il | Aggiornato il 05 feb 2014 21:29
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A Milano, da mesi, è in corso una mobilitazione per la difesa dei parchi minacciati dall’Expo. Cantieri presidiati e tentativi di bloccare le ruspe che scavano nell’area verde della città, a nord-ovest, dove il progetto delle Vie d’Acqua è passato dall’essere il fiore all’occhiello di Expo 2015 all’incubo di chi difende centinaia e centinaia di alberi. 

 

 

Il sogno ambizioso di una “città navigabile”, una Milano un po’ Amsterdam e un po’ Venezia, e l’incubo dei cittadini che si oppongono allo scempio del verde pubblico. 

La vicenda della Vie d’Acqua si potrebbe riassumere con questo parallelismo onirico, ma la storia è troppo intricata, troppo civica e troppo poco trattata dai grandi media per cedere alla tentazione.

In un’inchiesta, unica per completezza (oltre che unica e basta) , l’Espresso presenta il progetto “Le Vie d’Acqua” come il fiore all’occhiello dell’Esposizione Universale del 2015; la chicca che “ha fatto vincere a Milano l’esposizione universale del 2015“.
L’idea iniziale era quella di un canale navigabile, un “mini-naviglio” che poi si sarebbe trasformato in un sistema di scolo delle acque dell’Expo e irrigazione per l’area sud della città. Un bel sistema di irrigazione, per la verità: una ventina di chilometri in tutto – tra Via d’Acqua Nord e Via d’Acqua Sud – per un canale artificiale e ciclopedonabile dal costo di una novantina di milioni, che attraverserà tutta la città, scorrendo sinuoso tra i padiglioni dell’Esposizione Universale. Peccato che per realizzarlo si debbano fare entrare le ruspe nei parchi della città e tagliare centinaia di alberi di quello che gli ambientalisti difendono come “il quartiere più verde di Milano“. 

Il video del progetto, dal sito di Expo2015

A protestare contro lo sventramento del Parco Trenno, del Parco delle Cave e del Boscoincittà ci sono i cittadini e i comitati come Italia Nostra, No Expo e No Canal – nato ad hoc. Per loro, la Via d’Acqua non è che una fogna qualunque – una definizione che cozza non poco con la presentazione fatta nel sito di Expo2015, dove il progetto è “un intervento ambizioso e altamente simbolico che rappresenterà uno degli elementi distintivi e di maggiore riconoscibilità dell’Esposizione Universale di Milano“. E visto il tema del maxi-evento, “Nutrire il Pianeta”, non poteva che essere l’acqua la protagonista di una Milano tirata a lucido e rinnovata per avere gli occhi del mondo puntati su di sé; e visto il tema del maxi-evento, “Nutrire il Pianeta”, è un peccato ci sia bisogno di ricorrere ai presidi dei cantieri per difendere quel poco di verde che resta alla città. 

Dallo scorso autunno, l’attività dei comitati e dei cittadini si è intensificata: occupazioni, blocchi ai lavori e incontri con il Comune non sempre finiti benissimo. Alla riunione del 29 gennaio – in cui il comitato No Canal ha deciso di prendere in considerazione le modifiche proposte da Expo e amministrazione – si è infatti arrivati dopo la bocciatura del tentativo degli organizzatori di fare pace con gli attivisti ripiantando i 270 alberi destinati alla distruzione; ma soprattutto dopo il no da parte dei coordinatori del progetto al tracciato alternativo, messo a punto da due idrologi del Politecnico e basato sullo sfruttamento dei canali già esistenti. 

Ma alla vicenda delle Vie d’Acqua non mancano le braccia incrociate dei lavoratori – preoccupati per i rifiuti tossici nel terreno; non mancano i decreti ad hoc, denunciati sempre da L’Espresso, che hanno improvvisamente reso tutte le zone Expo (ed ex-industriali) in “classe di bonifica B” - “la meno pericolosa e più economica per chi deve rimuovere i detriti”; e non mancano neppure le ombre sulla società che si è giudicata l’appalto per il progetto, plurindagata dai tempi di Tangentopoli secondo quanto si legge su Dagospia

E non manca neppure la delusione della “forza gentile” del sindaco Giuliano Pisapia. In campagna elettorale non sventolava la difesa dei beni comuni? - sembrano chiedersi gli attivisti.
Già, i parchi allora cosa sono?

Uno squer

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