Vela olimpica: l’Italia chiude senza medaglia i giochi della frustrazione

scritto da Christophe Julliand - Pubblicato il
Area

La squadra azzurra di vela torna in Italia senza medaglia. Non accadeva dai Giochi di Barcellona del 1992. Ed è subito polemica. Dirigenti, tecnici, atleti, sponsor, ce n’è per tutti nei commenti tanto acidi quanto spesso anonimi che iniziano ad apparire sui siti specializzati.  “Colpevoli cercasi”. Perché si sa un colpevole c’è sempre. E se non c’è, lo si crea. Ci vuole, anche se il vero motivo della sconfitta è che gli altri sono semplicemente stati più bravi.

Nel medagliere della vela
, 15 su 54 nazioni partecipanti. L’Australia prende il primo posto mentre la Spagna supera la Gran Bretagna conquistando l’oro in match race femminile all’ultimo giorno. Risultato che dà ancora più peso all’unico oro della squadra britannica, quello del campionissimo Ben Ainslie che in Finn ha vinto la sua quinta medaglia consecutiva, il suo quarto in oro, superando così il palmares di Paul Elvstrøm, un mito della vela moderna (ultima partecipazione alle olimpiadi nel 1996 su Tornado con la sua figlia).

 

 

Aldilà del risultato secco e del fatto che l’Italia non figuri in questa classifica, la frustrazione più grande viene dalla scarsa visibilità che ha avuto questo sport e le sue dieci classi in televisione. Il bello dei giochi olimpici è proprio questo: poter seguire altri sport, meno comuni, meno mediatici. Era l’occasione di spiegarlo, di raccontarlo in dettaglio il Sailing, in tutta la sua complessità. Occasione sfumata. Un vero peccato perché, come si poteva aspettare dalla Gran Bretagna, le regate sono state splendide, appassionanti e apprezzato dal grande pubblico. Purtroppo da noi, rimane uno sport marginale, riservato per lo più agli “happy few” che hanno potuto fare il viaggio fino a Weymouth.

 

 

Così abbiamo seguito le regate da siti illegali per avere le riprese video, dalla cronaca in diretta di Sailrev sul profilo facebook , dai resoconti quotidiani pubblicati sul sito della federvela, dai commenti di Michele Tognozzi su Farevela.net e dalle trasmissioni Azzurro Weymouth realizzate da Fabio Colivicchi (Saily.it) con la collaborazione di Alberto Mariotti di Vela&Motore. A loro un dovuto ringraziamento e l’invito a non lanciare polemiche che non siano costruttive, pena rovinare ulteriormente l’immagine di uno sport poco considerato. Perché troppo complesso? E’ il messaggio di questo video satirico in cui il commentatore rimbambito capisce solo alla fine che si tratta della linea di partenza, non quella del traguardo.

 

 

Tante parole quindi, quasi solo interviste. Alcuni pezzi molto belli. In particolare, i dovuti omaggi ad Alessandra Sensini (“L’ultima virata” di Luca Bontempelli per la Gazzetta dello Sport o l’omaggio di Michele Tognozzi su Farevela). Ma non basta. Contrariamente a quanto si sente spesso, la vela è bella da vedere ed è anche diventato comprensibile grazie ai sistemi di tracking tramite GPS per il posizionamento delle barche sul percorso, uno strumento straordinario per capire e commentare l’andamento della regata. Che la vela sia avvincente anche in televisione lo dimostra il successo di altre competizioni con format non così diversi come le Extreme Sailing Series e l’America’s Cup, ma queste competizioni trasmettono sul web non solo in tivù.
Ed è stato tanto più frustrante che gli atleti italiani ce l’hanno messa tutta. La classifica finale rende solo in parte quello che sono stati realmente i giochi olimpici della vela azzurra. Una vera e propria altalena, dei parziali e ancor di più dei passaggi in boa che sembrano montagne russe. Rimonte incredibili e crolli vertiginosi. Fino all’ultimo giorno con le Medal Race delle classi maschile e femminile 470, la speranza c’era. Z&Z (Gabrio Zandonà e Pietro Zucchetti) prendono la così detta “medaglia di legno” cioè il quarto posto; G&G (Giulia Conti e Giovanna Micol) il quinto posto in classifica finale.

 

 

Questa ultima regata è un po’ un riassunto dell’altalenante olimpiade velica italiana. Tra alti e bassi: partenza sbagliata, addirittura un’auto penalizzazione, rimonta strepitosa e alla fine un secondo in medal race. Grande prova d’orgoglio, un alto che arriva però dopo troppi bassi. Nello specifico per le ragazze del 470 una “giornata no”, due brutti piazzamenti che hanno annientato le loro chance. Il talento c’è, l’impegno anche. E’ mancata “solo” la costanza. Questa regolarità che permette di salire sul podio. Gli specialisti dello sport dicono che questo è un aspetto per lo più mentale, una forza psicologica che si acquisisce come le altre con lavoro e sacrificio.

 

 

Al lavoro quindi e avanti “verso Rio 2016″ per riprendere la terminologia utilizzata dalla FIV. Alcuni segnali fanno ben sperare, a cominciare dai giovani che hanno vinto di recente l’Europeo ISAF Youth under 19. Anche se le uniche quattro qualificazioni in Medal Race venivano da atleti che hanno già avuto una o più esperienze olimpiche.  Questo e molto altro evoca Carlo Croce, presidente della FIV in questa intervista a caldo rilasciata a Sailrev.com. Per Rio “rimangono solo quattro anni”…

 

 

  • lamberto.cesari@gmail.com

    Peccato che alcuni tesserati FIV e cittadini italiani (che contribuiscono quindi a pagare il Sig. Bontempelli) non abbiano avuto la possibilità di seguire il suo profilo perché da lui bloccati.

Uno squer

Nel flusso continuo d’immagini, storie, notizie generato dalla rete, Squer.it seleziona e approfondisce i temi più discussi, più importanti o più richiesti dagli utenti. Squer.it, grazie a una tecnologia innovativa, raccoglie tasselli d’informazioni, li collega assieme in una storia o in più storie per offrire al lettore contenuti completi e curati.